elena gibsonLa motivazione sportiva da cosa nasce?

Da una forte passione o dall’ispirazione che prendiamo da storie di successo.

Ognuno di noi ama le storie: sono alla base della nostra vita e le ritroviamo ovunque, dalla pubblicità ai film, su Instagram ed anche nello sport.

“Inspiration” è la nuova categoria di Rosegold che vi racconterà le più belle storie, per trarne ispirazione e tramutarla in motivazione sportiva. Qualcosa che possa ricordare a tutti che ognuno di noi può farcela, non importa da dove si parte e che ogni giorno può fare la differenza.

La storia di oggi parla di Elena Gibson: ballerina segnata che è riuscita a reinventarsi.

elena gibson

Elena Gibson incomincia a 9 anni il suo percorso nella danza classica che l’accompagnerà per la maggior parte della vita, lanciandola nelle migliori compagnie e palcoscenici europei, in un mix di classico/moderno. La scelta della danza le è stata tramandata dai genitori, entrambi ballerini. Una storia di successo certo, ma fin qui come molte altre.

Finché non succede.

Nel 2000 ha un grave incidente automobilistico, in cui subisce delle lesioni al collo. Un infortunio talmente grave da pregiudicare per sempre il suo futuro nella danza. A questo segue un lungo periodo buio.

La storia potrebbe fermarsi qui e cadere nell’oblio, ma non è così.

Infatti nel 2005 si torna a parlare di Elena Gibson come Miss Pole Dance UK titolo che presto si trasforma in campionessa mondiale di pole dance. La pole dance dà una seconda possibilità a questa ballerina, che riscopre in questo sport l’amore per la danza che cedeva ormai perduto.

Nello scorso articolo (Le scarpe che indossi svelano chi sei nella pole dance?) abbiamo visto il video di una sua performance artistica. Ciò che crea Elena Gibson non è semplice esibizione ma fusione tra pole dance e danza, in uno stile unico che porta la sua firma: il primo vero ballo verticale.

 

“Black Swan” fece il giro del mondo tramite internet e così ogni spettatore poté apprezzarne la bellezza, la fluidità e forza dei movimenti che solo Elena Gibson poteva comunicare, dove ogni posa non tradisce minimamente l’enorme sforzo fisico richiesto.

Queste le sue parole:

I think of pole dancing as an art form and as such, I like to see it as a medium through which artists can express themselves by creating original shows with story lines and emotion. My vision is that pole dance will continue to gain exposure through the performances of amazing dancers, with this exposure more and more people will understand it and will accept it alongside other forms of dance.

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Penso alla pole dance come forma d’arte e come tale, mi piace vederla come un mezzo attraverso cui gli artisti possono esprimersi creando spettacoli originali, con storie ed emozioni. La mia visione è che la pole dance continuerà a guadagnare esposizione attraverso le performance di ballerini incredibili, grazie alla quale sempre più persone la comprenderanno e l’accetteranno insieme ad altre forme di danza.

elena gibsonOgnuno nella pole dance mette parte di sé stesso, come un racconto da narrare al mondo.

Il cupo periodo dopo l’incidente permette ad Elena Gibson di rinascere: innumerevoli sono le competizioni vinte e le scuole da lei fondate. Un esempio di forza e rinascita, dove vediamo l’importanza di non abbattersi mai di fronte alle avversità ma vederle come parte di una storia e in ogni storia si sa avviene il punto di svolta, per quanto impensabile questo possa essere.

La storia di Elena Gibson è tra le mie preferite e se anche voi l’avete amata quanto me non perdetevi i video delle sue performance e le sue incredibili foto alla bacheca Pinterest “Elena Gibson: the phoenix”.

La forza delle fiamme della passione unite all’eleganza della danza classica: la fenice che risorge dalle ceneri.

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